Sparagmos

lunedì, 07 aprile 2008

Lo sappiamo che tutti hanno dei problemi
ma preferiamo non sentirne parlare.


Scritto su un pezzo di cartone
posato sul registratore di cassa
di una minuscola bottega
gestita da una coppia di cinesi centenari
agli estremi confini della Cina settentrionale

(Nan Aurousseau - "Dello stesso autore")

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martedì, 05 febbraio 2008

Country road

Ogni tanto capita di fermarsi a riflettere e di accorgersi che non è poi così semplice. E che, tutto sommato, esiste sempre la possibilità di scegliere. O di scegliere di nuovo. Sono istanti complicati, e tendenzialmente depressivi. Perchè quel minimo di consapevolezza ti restituisce la piena responsabilità di ciò che accade. Nulla è ineluttabile, si potrebbe fare altrimenti. Poi, inevitabilmente, ricominci ad andare avanti, nell'unica direzione che sai prendere, con il solo passo che sai sostenere. E ti racconti che è questo a renderti più sereno, anche se forse non più felice. A farti sentire migliore.
In ultima analisi è il narcisismo che ti frega.
Come sempre.

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venerdì, 21 dicembre 2007

To post or not to post

A ben vedere non è questione di tempo nè di cose da dire, chè qualcosa a cercar bene lo si trova sempre. Il problema è prettamente estetico: il sempre più lento dispiegarsi di questo blog è solo un narcisistico tentativo di resistere all'antistetico scadimento nella "postante" routine. Un tentativo velleitario, certo. Ma garbato.

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domenica, 09 dicembre 2007

René Burri

 

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giovedì, 29 novembre 2007

Una volta c'era la rugiada, al mattino. La trovavi quando arrivavi e se l'erba era alta in qualche secondo anche tu ne eri pieno. Prima della rugiada c'era la nebbia, spesso. E prima della nebbia c'era il buio, a volte. Non era semplice, anzi forse era impossibile. Eppure quella patina ruvida dalle mani non se ne è mai voluta andare.

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Da qualche parte quel giorno c'era del nero

"Poi veniva la brutta stagione. Alla fine dell'autunno, in un solo giorno, cambiava il tempo. Di notte dovevamo chiudere le finestre perché non entrasse la pioggia e il vento freddo strappava le foglie dagli alberi di Place de la Contrescarpe. Le foglie giacevano fradicie nella pioggia e il vento spingeva la pioggia contro il grosso autobus verde al capolinea e il Café des Amateurs era gremito e le vetrine appannate dal caldo e dal fumo dell'interno. Era un caffè triste, mal gestito, dove si radunavano gli ubriaconi del quartiere, e io gli giravo al largo perché non potevo soffrire l'odore dei corpi sudici e il tanfo acido dell'ubriachezza. Gli uomini e le donne che frequentavano il Café des Amateurs erano ubriachi sempre, o per tutto il tempo che se lo potevano permettere; per lo più di vino, che compravano a litri o mezzi litri. C'era la pubblicità di molti aperitivi dagli strani nomi, ma pochi clienti se li potevano permettere se non come base per costruirci le loro sbornie di vino. Le donne che si ubriacavano erano chiamate poivrottes, che voleva dire sbronzone.
Il Café des Amateurs era il pozzo nero di rue Mouffetard, quella magnifica strada di mercato, stretta e affollata, che portava in Place de la Contrescarpe. Le latrine dei vecchi casamenti, una per pianerottolo, di fianco alle scale, con i due rialzi scanalati di cemento a forma di scarpa su ciascun lato dell'apertura affinché il locataire non scivolasse, si scaricavano entro pozzi neri che di notte venivano vuotati pompandone il contenuto in autobotti trainate da cavalli. D'estate, con tutte le finestre aperte, sentivamo il rumore delle pompe e il puzzo era molto forte. Le autobotti erano verniciate di marrone e zafferano e sotto la luna, quando erano in azione nella rue Cardinal Lemoine, i loro cilindri a ruote, tirati dai cavalli, sembravano quadri di Braque. Ma nessuno vuotava il Café des Amateurs, e il suo avviso ingiallito con le pene e le multe previste dalla legge contro la pubblica ubriachezza era ignorato e tempestato di cacche di mosca come i suoi clienti erano fedeli e puzzolenti.
Tutta la tristezza della città giungeva all'improvviso con le prime fredde piogge invernali, mentre camminavi sparivano gli ultimi piani delle alte case bianche e non restavano che l'umida oscurità della strada e le porte chiuse delle bottegucce - gli erbivendoli, le cartolerie e le edicole, la levatrice (seconda categoria) - e l'albergo dov'era morto Verlaine dove all'ultimo piano avevo una stanza dove lavoravo".

Festa mobile, Hemingway

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domenica, 11 novembre 2007

CORNO INGLESE

Il vento che stasera suona attento
-ricorda un forte scotere di lame-
gli strumenti dei fitti alberi e spazza
l'orizzonte di rame
dove strisce di luce si protendono
come aquiloni al cielo che rimbomba
(Nuvole in viaggio, chiari
reami di lassù! D'alti Eldoradi
malchiuse porte!)
e il mare che scaglia a scaglia,
livido, muta colore
lancia a terra una tromba
di schiume intorte;
il vento che nasce e muore
nell'ora che lenta s'annera
suonasse te pure stasera
scordato strumento,
cuore.

Eugenio Montale

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giovedì, 20 settembre 2007

Koudelka

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lunedì, 17 settembre 2007

ID

Ci sono luoghi collegati da sentieri nascosti, solo chi sa dove cercare può trovarli. Chiaro, è necessario conoscere il punto di partenza e il punto di arrivo, e già questa non è cosa semplice qui giù nella blogosfera. Eppure di certo gli indizi non mancano. Li trovi nei punti più strani, tra le parole apparentemente più innocue, nei numeri, nelle date. Certo, occorre trovare la chiave, ma se ci riesci poi è fin troppo facile. Eppure nulla succede e la ragione è semplice, a nessuno interessa cercare. E forse è meglio così, perchè c'è qualcosa di magico nello scoprire che anche qui si può nascondere un passaggio segreto.

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lunedì, 10 settembre 2007

Eppure c'è qualcosa di così maleddettamente ingiusto nell'accanirsi del destino a far disordine.
Non che non si riesca a recuperare, tutt'altro.
Noi qui siamo un po' come quegli strani arnesi che si usano oggi e che ti dicono dove andare: tu puoi anche sbagliare strada, tanto ci pensano loro a disegnarne subito una nuova che riuscirà ugualmente a farti raggiunegre la meta.
Epperò nulla potrà mai raggiungere la lineare perfezione del percorso originale, che i bizzosi scherzi del caso hanno ormai trasformato in un sentiero inesistente.

(sono tornato dalle vacanze)

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sabato, 11 agosto 2007

Ognuno ha i suoi fantasmi. Che, inevitabilmente, devono fare il loro lavoro. E così, quando meno te lo aspetti, ti capita di sentire in lontananza il cigolare delle loro catene. Forse dovresti spaventarti, o almeno questo ci si aspetterebbe da te. O almeno potresti fermarti a riflettere sul perché ancora riesci a sentirli, anche se in lontananza. E invece no. Perché una cosa ormai l'hai capita: basta un ricordo a mandarli via.

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giovedì, 19 luglio 2007

Inizi

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Intorno a te è tutto un grande agitarsi.
Tutto si muove vorticosamente, senza alcun ordine logico: ogni pezzo va dove gli pare e da un momento all'altro una scheggia più impazzita di tutte le altre impazzitissime schegge potrebbe travolgerti. 
Sugli spalti molti tifano per il caos, come sempre.
La situazione potrebbe indurre una certa ansia, a pensarci con calma.
Epperò, tutto sommato, ha un che di incredibilmente nobile l'idea di continuare come se niente fosse.
Una scrivania, una piccola lampada di quelle un po' antiche, una sedia di legno.
Nell'occhio del ciclone.

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lunedì, 16 luglio 2007

Trucchetti

Che poi, a ben vedere, si tratta solo di improvvisare. Non che ci sia niente di male, tutt'altro. In un certo senso potrebbe anche essere divertente, non fosse per il fatto che se ti trovi a farlo significa che qualcosa non è andato come doveva. Fatto sta che se sei del mestiere, o se almeno hai il coraggio di osare, puoi giungere a gustare il fascino incosciente dell'incerto, dell'indefinito. O, più semplicemente, riesci a scrivere un post anche quando non hai niente da dire.

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martedì, 03 luglio 2007

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sabato, 30 giugno 2007

Chiavi di ricerca

Che nel fiume impetuoso della cosiddetta blogosfera questo sia un approdo quasi nascosto, basta appena qualche secondo a capirlo.
Un molo appartato, semplice ma accogliente; uno di quei luoghi dove puoi finire solo per caso.
Ma se ti capita non lo racconti in giro: disegni da qualche parte la strada per tornarci e nascondi la mappa.
Poi, quando hai bisogno di calma,  la tiri fuori e ti ci vieni a riparare.
Ma per quei pochi che vivono alla fine del molo, la cosa più curiosa è scoprire di volta in volta cosa inseguono i pochi viaggiatori che approdano qui.
Certo, qualcuno cercava proprio questo posto. Altri inseguivano le riflessioni di John Dewey o i versi di Orazio. Altri ancora l'ignoto nelle Baccanti e la solitudine di Penteo. 
A tutti loro e agli altri che in futuro, errando, giungeranno qui, possiamo offrire solo di sedersi per un po' con noi e guardare insieme lo scorrere del fiume.

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lunedì, 25 giugno 2007

Verifiche sotterranee

Per quanto fosse un luogo improbabile; per quanto fosse in un certo senso davvero un postaccio; per quanto non avresti mai voluto passarci più di cinque minuti; per quanto tutti gli altri possibili per quanto; fatto sta che quell'antro era inequivocabilmente il simbolo di una rinuncia. E trovartici dentro, con a fianco gli strumenti del mestiere, era in qualche misura affascinante e pericoloso. Per un momento ti sei trovato a pensare che forse tutto si sarebbe potuto ridiscutere. Poi, improvvisamente, hai fatto un movimento evidentemente troppo brusco e uno sciame di fameliche zanzare ti si è rivolto contro, con l'effetto (tra gli altri) di donare una rinnovata solidità alle tue scelte di allora.

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martedì, 19 giugno 2007

Dubbi

Non sono del tutto convinto della svolta ipertecnologica (si fa per dire) di questo blog.

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martedì, 12 giugno 2007

5:06 AM

 

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venerdì, 08 giugno 2007

L'ultimo giorno di scuola

Sono certo che il passaggio dai vecchi, sobri, composti ed istituzionali gavettoni d'acqua alle nuove, sgargianti, sguaiate, eversive palle di uova e farina (e a volte vernice) dica qualcosa di tanto importante quanto (per me) imperscrutabile sul mutare di questo paese.

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Problem solving

Può anche capitare a volte, e in effetti capita, di ritrovarsi nel mezzo di situazioni oltremodo ingarbugliate. Di quelle in cui non sai bene dove girarti, anche perchè appena lo fai l'affare si complica ancora di più. E' un po' come quando provi a slacciarti il nodo delle scarpe e invece di riuscirci te ne trovi uno ancor più grande e difficile. Ecco, in quei casi ci si può comportare in due modi: o con pazienza si trova il punto debole del nodo e lo si affronta; oppure ci si leva le scarpe senza slacciarlo, rimandando la questione alla successiva occasione. Ecco, ho come l'impressione che ultimamente noi si sia utilizzato un po' troppo il secondo metodo. Ora il groviglio è enorme,e verrebbe quasi da aver paura.
O, forse, da trovare il tutto divertente.

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giovedì, 07 giugno 2007

Brassaï

 

 

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mercoledì, 06 giugno 2007

Era un periodo di strorie che giravano nell'aria, o almeno così sembrava a me. C'erano elfi, giganti, nani. C'erano maghi e demoni. Si cercava di viverci dentro. A volte ci si riusciva, a volte no. C'era una gran quantità di cose da scoprire e molte da capire. A volte ci si riusciva, a volte no.  Ma provarci era di per sè una gran cosa.

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martedì, 05 giugno 2007

 Dum loquimur, fugerit invida aetas

E poi, come se niente fosse, scopri che il tempo è passato davvero. La guardi con il desiderio di sempre però capisci che non è più come prima. Non sapresti nemmeno dire se è meglio o se è peggio. Cerchi di scrutarla con più attenzione, ma di nascosto, senza farti vedere. E' sempre lei, non c'è dubbio. A ben vedere, forse col tempo è addirittura migliorata. E' più slanciata, più elegante, più raffinata. Certo, passerete ancora degli splendidi momenti insieme. 
Però.
Però non è più lei, anche se è sempre lei. 
E allora capisci che sei tu che ti specchi in quel suo cambiamento, e che non stai rimpiangendo le sue forme di una volta, più piene e forse sgraziate, ma stai rimpiangendo gli infiniti momenti passati insieme, la sensazione che provavi quando toccava le tue labbra.
In ultima analisi, stai rimpiangendo la spensieratezza di quegli anni, gli anni della tua giovinezza.

Ma allora, se questo è davvero il punto, se vederla così ti fa all'improvviso sentire vecchio, non puoi non chiederti per quale diamine di motivo abbiano deciso di cambiarla, la lattina della Coca Cola.

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lunedì, 04 giugno 2007

Discussioni

Ci sono cose sulle quali non è il caso di soffermarsi. Quando le incroci dovresti far finta di niente e sgattaiolare via. E invece ti attirano, quasi sembra di non poterne fare a meno. E allora ti ci avvicini poco a poco. Con circospezione, con prudenza. Ma non basta. E dopo un istante ti ritrovi trascinato nella concreta manifestazione dell'iriducibile diversità. E, forse, dell'irredimibile subalternità. Il che, se non avessi appena sostenuto non essere un problema, sarebbe un problema.

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Casino totale

"Marsiglia non è una città per turisti. Non c'è niente da vedere. la sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c'è da vedere si lascia vedere. E allora è troppo tardi, si è già in pieno dramma. Un dramma antico dove l'eroe è la morte. A Marsiglia, anche per perdere bisogna sapersi battere".

Jean-Claude Izzo

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Watch this

Basta poco, magari qualche goccia di pioggia inattesa alla vigilia di ore delicate, per capire che se anche fosse vero che non c'è più la linea del fronte, si può pur sempre ritracciarla.

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lunedì, 26 marzo 2007

Akinleye

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martedì, 31 ottobre 2006

Notturni

Basta poco a farti riflettere. Magari un evento inatteso o una semplice distrazione, ed ecco che d'improvviso capisci. Allora ti fermi e cerchi di guardare tutto con il dovuto distacco. Qualcosa ti piace, qualcosaltro no. Eppure sai che nulla cambierà, perchè ormai nulla può cambiare. La sceneggiatura è quella, e per quanto tu possa lasciar spazio all'improvvisazione, la struttura della storia porta inevitabilemnte a quel finale. Pensi al conto, alla sua indiscutibile equità, ma non ti basta. Ti chiedi come recuperare un po' di quel che hai nascosto non ricordi dove, ma ricostruire è difficile. E allora, nella notte, torni in soffitta, smuovi un po' di polvere, stai attento a non fare troppo rumore, e ricominci.

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martedì, 24 gennaio 2006

...ormai nemmeno ci chiedono più il documento di identità...

A volte basta poco, magari solo una frase nell'aria. La afferri al volo perchè ti risuona familiare, e ripensandola scopri che è una di quelle che ha lo strano potere di dare nobiltà a un pezzo della tua vita. Allora te la coccoli per bene, la tieni al caldo, la usi, stando attento a non stropicciarla troppo. Così, quando quei momenti torneranno, riuscirai finalmente a coglierli nel loro senso più profondo, con una sensazione di inappropriata sicurezza in mezzo alla bufera. 

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